"Un genio, un fenomeno..." (San Diego Tribune),
"È prossimo a diventare una leggenda..." (Los Angeles Times), "Come
uno spericolato trapezista vola sulla tastiera tra scale, arpeggi,
ottave con la più grande facilità..." (New York Times). La critica
ne parla così e anche il pubblico considera oggi Arcadi Volodos uno
dei più grandi pianisti di ogni tempo. A lasciar strabiliati tutti
sono le sue innate doti di virtuosismo, come dimostrano per esempio
le sue spettacolari rielaborazioni di Liszt, quasi l'originale non
fosse abbastanza per lui! Nato a San Pietroburgo nel 1972, Volodos
dimostra fin da giovanissimo un grande talento musicale. Nonostante
questo, mai avrebbe creduto di diventare un affermato pianista. La
sua passione era infatti il canto e la direzione d'orchestra. Solo
all'età di quindici anni decide di dedicarsi interamente al
pianoforte, raggiungendo in poco tempo uno straordinario livello
artistico. Il tutto grazie alle sue eccellenti doti tecniche e
musicali, complice anche il grosso bagaglio di studi e di esperienze
artistiche precedenti: dalla sensibilità al canto, alla continua
ricercatezza timbrica, dalla cura maniacale delle dinamiche e degli
equilibri sonori all'originalità dell'idea musicale. Il pubblico se
ne è potuto rendere conto ascoltando i brani proposti da Volodos per
l'occasione del recital romano svoltosi il 7 febbraio presso l'Aula
Magna dell'Università La Sapienza. Si è iniziato da Franz Schubert,
compositore particolarmente caro al pianista russo per la struggente
cantabilità e la profonda interiorità della sua musica. Sono stati
poi eseguiti tre dei 6 Momenti Musicali op. 94 D 780 (n. 1 in do
maggiore, n. 2 in la bemolle maggiore e n. 5 in fa minore). Sempre
di Schubert è seguita poi la Sonata in fa minore D 625 che alterna
episodi di grande intensità emotiva ad altri di pacata e serena
riflessione. La seconda parte del concerto è stata invece tutta
dedicata a Franz Liszt, con l'esecuzione della Vallée d'Obermann da
Années de Pélégrinage e dello Sposalizio, brani pregni di
reminiscenze artistiche e letterarie evocate da immagini e ricordi
dei viaggi del compositore in Svizzera e in Italia. Imitazioni e
suggestioni onomatopeiche sono invece presenti nella leggenda San
Francesco di Assisi: la predica agli uccelli, una sorta di
narrazione musicale del miracoloso evento riportato nei Fioretti di
S. Francesco. Il concerto si è concluso all'insegna del brio tutto
tzigano, di cui Liszt è un autentico maestro, della Rapsodia
ungherese n. 13 qui proposta nella versione elaborata dallo stesso
Volodos. Dopo il concerto ho incontrato il Maestro Volodos per una
breve intervista.
-Maestro, quando ha cominciato a
studiare pianoforte?
Ho iniziato a 9 anni per gioco e poi
a 16 anni ho iniziato l'attività pianistica
professionale.
-Lei non ha mai partecipato a dei concorsi
di esecuzione ed interpretazione musicale. Cosa pensa a proposito di
questo tipo di competizioni?
Non mi interessano
affatto.
-E perché?
Perché non sono una persona
ambiziosa.
-Esiste per Lei l'interpretazione
autentica?
No, non esiste assolutamente. Non esiste una
sola interpretazione, ci sono mille interpretazioni possibili che
non possono essere affatto confrontate tra loro. Non esiste
l'interpretazione autentica.
-Secondo Lei come deve essere
l'interpretazione migliore?
Non esiste l'interpretazione
migliore. Si può parlare di numerose buone esecuzioni ma la musica
non è fatta per scegliere l'interpretazione
migliore.
-Secondo Lei, qual è l'elemento principale, il
più importante per ottenere una buona
esecuzione?
Sicuramente è fondamentale penetrare
l'atmosfera del brano musicale, riuscire a ricreare quelle emozioni
che provava il compositore nel momento in cui creava l'opera. Molta
gente pensa che un pezzo debba essere difficile solo perché ci sono
molte note. L'unica difficoltà sta nella forma musicale, sta nel
raggiungere davvero la corretta immagine sonora.
-Come si
può ottenere tutto questo?
Non saprei dire, non so
rispondere a questa domanda.
-E lei come
fa?
Credo che sia un mistero, non lo so nemmeno
io.
-Potrebbe dirci qualcosa a proposito dei brani che ha
suonato nel concerto di questa sera?
Il miglior modo di
parlare di questa musica è sicuramente suonarla perché la musica non
è fatta per parlarne con le parole ma è fatta per essere suonata e/o
ascoltata.
-Qual è il compositore che preferisce ed ama di
più?
Come ho già detto, in musica non c'è niente di
migliore e questo discorso vale anche per i musicisti: non si può
scegliere un compositore rispetto ad un altro. La musica non è un
campionato di calcio, non si può dire chi è il
migliore.
-Quali sono i suoi progetti per il futuro qui in
Italia?
Suonerò a Como e poi il prossimo anno forse
suonerò di nuovo qui nell'Aula Magna de La Sapienza. Qui c'è un
pubblico molto attento e c'è molto silenzio quando suono: per me
questo è molto importante, più importante degli applausi e del
successo.
-Qual è il Suo rapporto con
Mozart?
Amo moltissimo questo compositore come tutti gli
altri, in estate suonerò uno dei suoi concerti per pianoforte ed
orchestra.
-Come ha scelto i brani che ha messo in
programma questa sera?
Per me è molto importante suonare
i cicli. Credo che Liszt e Schubert si possano ascoltare molto bene
insieme. Liszt amava molto la musica di Schubert, fece molte
trascrizioni delle sue musiche.
-Lei svolge attività
didattica oppure no?
Sì, a volte tengo delle master
classes dove cerco di dare dei consigli a dei giovani
pianisti.
-Qual è il consiglio più importante che potrebbe
dare ad un giovane pianista?
Prima di tutto si deve amare
veramente la musica, bisogna suonare il pianoforte solo quando se ne
ha voglia e non quando non se ne ha; poi non è necessario studiare
troppo davanti allo strumento ed occorre fare sempre tutto con
piacere, senza mai essere spinti da qualcun altro. Questo è
importantissimo, bisogna suonare perché lo si desidera veramente.
-C'è, secondo Lei, un segreto per diventare un pianista
di successo?
No, non c'è nessun segreto, è essenziale
solo amare profondamente la musica.
(articolo pubblicato il
15/03/2006) |