Laura Ruzza
propone una riscoperta di un artista dimenticato da tutti
Il libro presentato ieri da MusicArte, via
Fabio Massimo 32-34, rappresenta un punto importante nella
storia della critica musicale. Il motivo risiede nel tema trattato:
Robert Schumann e sua moglie, Clara Schumann. Pochi testi in Italia
trattano del grande compositore, e pianista, tedesco di metà
Ottocento. L'ultima pubblicazione risale a Piero Rattalino. Ebbene,
cosa ha fatto di male Schumann per meritare poco palcoscenico? E' un
autore complesso, romantico, nel quale confluiscono stili diversi,
da Schubert a Beethoven, da Liszt, suo contemporaneo, a tanti altri
del suo tempo ma poco noti, ma che ha fatto scuola per autori
tardo-romantici come Brahms e per molti compositori di area europea
centro-orientale. E' un autore che ha composto brani per pianoforte,
per orchestra, per orchestra e pianoforte, oltre a quintetti,
quartetti. E' un grande artista, molto importante ma sottovalutato
in Italia, spesso patria di sperimentazioni ultra-moderne. Nei
palinsesti musicali non mi pare che sia spesso presente. Eppure,
leggendo il testo, si capisce quanto egli sia stato all'epoca un
importante asse intorno al quale si sono condensati idee, movimenti,
riflessioni musicali partite all'inizio dell'Ottocento. La sua vita,
il suo essere all'inizio di carriera un solista al pianoforte, la
sua relazione con Clara Wieck, poi sposata, la paralisi di un dito
della mano destra che lo porta sulla strada compositiva con Clara
Wieck Schumann come sua musa e prima esecutrice dei suoi brani,
nonché ambasciatrice delle sue opere; lo Schumann come critico
musicale; lo Schumann pazzo, internato in una casa di cura. Di
argomenti biografici ve ne sono tantissimi, di elementi musicali, di
confronto, di analisi, altrettanti. Pertanto, speriamo che il
libro presentato dalla dott.ssa Laura Ruzza, primo libro di
una nuova serie edito sempre dalle Edizioni Editing, possa aprire
uno spiraglio, mai augurarsi di più in Italia!, per Schumann, per
poterlo ascoltare più spesso, per poterne parlare diffusamente, per
poterne apprezzare tutto il respiro compositivo.
(articolo pubblicato il
12/12/2005) |